3 Marzo 2018 karriere

Le bugie hanno le gambe corte, anche a colloquio!

Una mezza verità o un’omissione è una doppia bugia, grave quando utilizzata affinché il proprio curriculum vitae sia preso in considerazione dal Reclutatore o quando utilizzata per superare i diversi step di selezione che conducono all’assunzione.

La pratica di migliorare il proprio curriculum vitae può essere sintomo, talvolta, del timore di poca competitività del proprio profilo professionale: così si aggiungono competenze, titoli di studio e/o corsi di formazione. Non sempre, però, sono un elemento di vantaggio nel corso dell’iter di selezione, soprattutto quando il Reclutatore lo scopre.

Quante volte è capitato di aumentare di un livello il grado di conoscenza della lingua inglese? Sicuramente, se è richiesta una buona conoscenza della lingua inglese, la candidatura non verrà scartata sin da subito: ma come mi comporterà il candidato di fronte ad un colloquio in lingua inglese?

Oppure, quante volte è capitato di dichiarare un livello di inquadramento più alto rispetto a quello realmente posseduto?

Seppur l’intenzione sia buona (trovare lavoro), questa non è la strada giusta!

Una volta smascherati, non solo il Reclutatore si ricorderà di voi e non vi prenderà  in considerazione per nessun’altra selezione o opportunità , ma la vostra credibilità  professionale sarà  persa e il vostro nome sarà sempre accompagnato da cattive referenze.

Oltre al piano etico, non va dimenticato poi il piano giuridico: l’art. 496 Cod. Pen. Punisce con la reclusione chiunque, interrogato sulla propria identità e sulle proprie qualità renda dichiarazioni mendaci.

Ricordatevi: “Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe” (Mark Twain).

Chi intende modificare il proprio curriculum vitae, dovrà allora valutare anche le possibili conseguenze.

Meglio quindi essere scartati onestamente che acquisire una pessima reputazione.

G.Benelli – Karriere